VITTORIO MAESTRI E L'ALBERGO COLAZZA

Alessandrino d'origine, proprietario e anima
di un albergo che contiene la storia dell'Italia dal dopoguerra ad oggi. Maestri, dopo aver fatto esperienza come cameriere in diversi hotel italiani come il Savoia Majestic di Genova e il Termini di Roma, decide di tentare la sorte in Grecia, nel Dodecaneso, divenuto italiano per l'avventura coloniale del governo fascista (guerra italo-turca. E' il 1930 e quelle terre promettenti sono proprio allora dichiarate ufficialmente
"Governo delle isole italiane dell'Egeo". La moglie Caterina, sposata ad Alessandria poco prima della partenza, lo raggiunge l'anno successivo. Il nuovo lavoro si trova nell'isola maggiore e più bella dell'arcipelago, Rodi. L’albergo, di recente costruzione è grandioso, ha forme razionaliste e un apparato decorativo decò. Si chiama Grande albergo delle rose(...)
A Rodi nel 1934 nasce la prima figlia, Maria Pia. Poi Vittorio Maestri decide il salto, da cameriere, seppure a capo di un gruppo (chef de rang), a proprietario. L'isola, Kos, è molto più piccola, ma le sue spiagge sono magnifiche. Il nome dell'albergo, come il precedente, rimanda all'odorosa flora locale. E’ L’albergo del Gelsomino.
Qui a Kos la famiglia si allargherà, nel 1937 con Ettore e nel 1942 con Carla, ma l’entrata in guerra dell’Italia modificherà i piani famigliari. La moglie e i tre figli torneranno in Italia e Maestri verrà fatto prigioniero e solo nel 1945 potrà rivedere i suoi cari raggiungendoli a Fresonara, paese dell’alessandrino dove si erano rifugiati.
Ed eccoci alla ricostruzione di quanto andato perduto, azzerato dalla guerra. Tutto, praticamente, fatta salva l'esperienza e il senso del futuro.
Così capita di leggere sul giornale l'annuncio di un albergo in vendita, sulle colline attorno alla sponda piemontese del Lago Maggiore. Il paese è Colazza e l'edificio, a ragione, porta in facciata il nome di Bella Vista. L'interno invece mostra tutti i segni degli sfollati che vi hanno vissuto, e quella che un tempo era stata la sala da ballo, una bassa costruzione a sé, è occupata dagli impianti galvanici dell'azienda di gioielli milanese Calderoni.
Attorno un paesaggio coltivato, campi di segale e granoturco, frutteti - meli soprattutto - e orti.
E poi prati dove pascolano pecore e mucche e una latteria in cui ciascuna famiglia versa il latte in esubero per averne un ricavo.
Del malandato Bella Vista, Vittorio Maestri ne fa subito la casa d'abitazione della propria famiglia, poi, risanandone una parte, apre al pubblico un bar, quindi, intorno alla fine degli anni Quaranta, intraprende una vera attività alberghiera con almeno 7 tavoli nella sala da pranzo e 12 camere da letto distribuite sui due piani dell’edificio. La sala da ballo riprende la sua originaria funzione. A tale fine ogni sabato e domenica, più tutte le feste comandate, arriva apposta da Borgomanero un’ orchestra, la Poletti, composta di dodici strumenti, più il pianoforte, già in sito. Ma dalla metà degli anni Cinquanta l’albergo è frequentato e vivace non solo in queste occasioni, ma si può dire tutte le sere, merito di uno straordinari strumento, la televisione. Rinominato Albergo Colazza, sarà il primo ad averla. A questa si aggiunge l’attrattiva di un biliardo Dossena. Siamo ora alle soglie degli anni 60 e gli ampliamenti dell’edificio si susseguono, in particolare si aggiunge il salone da pranzo con una grande vetrata panoramica. Qui si allestiscono feste a tema, come il Veglione delle rose per il quale le sorelle ricordano di aver fatto incetta di fiori in tutti gli orti e giardini del paese. E naturalmente il veglione di fine anno. La storia dell'albergo diviene a questo punto anche la mia.
Per l'occasione ci andavano mia madre e mio padre e noi figlie usufruivamo dell'allegria e spensieratezza che per qualche tempo li coglieva. Ne guadagnavamo, quella notte, la concessione di un' l'ora in più da trascorrere con gli amici della compagnia.
Durante le feste si raggiungono anche i centotrenta coperti e la qualità dei piatti serviti così come la loro sequenza è frutto della passione culinaria che Vittorio Maestri si è via via scoperto. Salmone in bellavista, cannelloni ricotta e funghi porcini, lepre in salmi, torta mille foglie. E' solo uno dei possibili menù proposti
dell'albergo - divenuto nel frattempo hotel - ai propri ospiti Ospiti anche famosi, lo documenta l'album delle firme che una delle figlie, Carla, ha nel frattempo recuperato e sta sfogliando. Eccone
alcune. Giorgio Gaber '61, l'onorevole Luigi Scalfaro '63, Aurelio Milani (calciatore) s.d., Mario Panzeri (compositore) s.d Nicola di Bari '69, Claudio Gentile (calciatore)’72(...)
Si è detto che Vittorio Maestri divenne cuoco per passione, ma questo si aggiunse alla sua vocazione, che fu sempre più quella dell'anfitrione, come ben testimoniano le fotografie che lo ritraggono nell'ultima parte della sua vita.
E ora spetta a me accennare al dopo, perché Maria Pia e Carla, che mancato il padre nel 1975 ne hanno continuato l'attività mantenendo integri gli ambienti dell’Hotel, non sono certe di quella che sarà la sua sorte. Attualmente ci si limita ad offrire un servizio di Bed and breakfast.
La loro vita continua ad essere piena di affetti
- figli, nipoti, amici - e di impegni, basterebbero l'orto, le marmellate fatte in casa e i fiori di lavanda distesi in bell'ordine a seccare sui tavolini di cemento del giardino in attesa di profumare la biancheria.
Certo è che sul finire degli anni Settanta, quando i miei genitori festeggiavano all'Albergo Colazza anche il Ferragosto, in paese non vi era più un posto in affitto per i villeggianti a meno di adattarsi a soluzioni di fortuna(...) 

Il testo è stato tratto dall’articolo:
"Vittorio Maestri e l’Albergo Colazza." pubblicato sulla rivista LE RIVE, n 5, anno 2019. 

Si ringraziano l'editore: Daniele Piovera
e l'autrice: Anna Maria Colombo 

 

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